Vini dell’Umbria: viaggio approfondito tra vitigni autoctoni, territori vocati e nuove espressioni

Vini dell’Umbria: viaggio approfondito tra vitigni autoctoni, territori vocati e nuove espressioni

Un viaggio in Umbria tra Sagrantino, Grechetto e altri vitigni autoctoni. Scopri i territori vocati e le nuove espressioni della tradizione regionale.

L’Umbria, incastonata nel cuore dell’Italia, è una regione vinicola spesso sottovalutata, ma in realtà profondamente ricca di storia, biodiversità e autenticità. Nonostante le dimensioni contenute e la relativa discrezione mediatica, l’Umbria offre una varietà straordinaria di territori, vitigni autoctoni e interpretazioni enologiche, in grado di soddisfare i palati più curiosi ed esigenti.

Le radici della viticoltura umbra affondano in un passato secolare, segnato dalla presenza di monasteri, abbazie e ordini religiosi che hanno custodito saperi agricoli e tecniche di vinificazione. Il vino è sempre stato parte integrante della spiritualità, della convivialità e della cultura contadina della regione, contribuendo alla costruzione di un’identità territoriale solida e duratura.

Oggi l’Umbria si distingue per l’armoniosa coesistenza tra vitigni autoctoni e internazionali, tra stili classici e sperimentazioni contemporanee. Il Sagrantino, il Grechetto, il Trebbiano Spoletino e il Ciliegiolo si affiancano a varietà come Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Pinot Nero, offrendo una gamma ampia e sorprendente di vini bianchi, rossi, rosati e passiti.

Questo articolo si propone come una guida approfondita all’enologia umbra, con l’obiettivo di esplorarne i territori, le denominazioni, le uve, i metodi produttivi e i protagonisti. Un viaggio nel calice e nel paesaggio, alla scoperta di una regione che unisce autenticità, qualità e spirito innovativo, e che merita un posto d’onore nella mappa del vino italiano.

Identità enologica dell’Umbria

L’Umbria presenta una identità enologica fortemente radicata nel territorio, ma capace di dialogare con l’innovazione e con i mercati internazionali. La regione, pur essendo tra le più piccole d’Italia, custodisce una ricchezza viticola notevole, grazie alla varietà morfologica, climatica e culturale che la caratterizza. L’incontro tra natura, storia e tecnica ha dato vita a uno stile produttivo originale e sempre più apprezzato.

Posizione geografica e morfologia: dal Tevere all’Appennino

Geograficamente al centro della penisola italiana, l’Umbria si estende tra il bacino del Tevere e le prime dorsali appenniniche che la separano da Marche e Toscana. La sua morfologia è dominata da:

  • colline ondulate – ideali per la viticoltura
  • valli fluviali – più fertili e pianeggianti
  • altopiani e rilievi – come i Monti Sibillini e i Monti Martani

Questa varietà di ambienti crea le condizioni per un ampio ventaglio di microclimi e terroir.

Clima e suoli: diversità tra zone interne, colline e altopiani

Il clima umbro è di tipo temperato-continentale, con estati calde, inverni freddi e forti escursioni termiche, specialmente nelle aree collinari e montane. Le zone più interne sono soggette a influenze appenniniche, mentre le aree centrali godono di condizioni più miti grazie alla protezione naturale dei rilievi.

I suoli variano considerevolmente da zona a zona:

  • argillosi-calcarei nelle colline del Sagrantino
  • sabbiosi e limosi nelle aree fluviali
  • ricchi di scheletro in altura, con buona capacità drenante

Questa diversità pedoclimatica consente un’eccellente adattabilità dei vitigni autoctoni e internazionali.

Tradizione vinicola tra Etruschi, Romani e abbazie medievali

La viticoltura in Umbria ha origini antichissime. Già gli Etruschi coltivavano la vite in queste terre, come testimoniano reperti archeologici e anfore viniche rinvenute nella zona del Lago Trasimeno. In epoca romana, l’Umbria era una zona agricola strategica, e il vino occupava un ruolo centrale nella dieta e nella cultura locale.

Nel Medioevo, le abbazie benedettine e francescane contribuirono alla conservazione e alla diffusione della viticoltura, producendo vino per il consumo liturgico, ma anche per il commercio. Ancora oggi, il legame tra spiritualità, terra e vino è un tratto distintivo della cultura umbra.

Evoluzione moderna: dalla produzione contadina alla qualità DOCG

Fino alla metà del Novecento, la viticoltura umbra era principalmente di sussistenza o a carattere cooperativo, orientata alla quantità più che alla qualità. Tuttavia, a partire dagli anni ’70 e ’80, si è assistito a un progressivo processo di selezione, zonazione e qualificazione dei prodotti, culminato nel riconoscimento delle prime DOCG regionali.

Il modello produttivo si è orientato verso:

  • l’esaltazione dei vitigni autoctoni come il Sagrantino e il Trebbiano Spoletino
  • l’inserimento delle migliori pratiche agronomiche ed enologiche
  • una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione turistica

Oggi l’Umbria è una regione di alto profilo qualitativo, con vini premiati e riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

Dati strutturali: ettari vitati, produttori, percentuali per tipologia di vino

Secondo i dati più recenti:

  • la superficie vitata regionale è di circa 13.000 ettari
  • gli operatori vitivinicoli sono oltre 1.600, tra piccoli produttori, cooperative e grandi aziende
  • la produzione si distribuisce per circa 65% vini rossi e rosati, 35% vini bianchi
  • circa il 25% del vino prodotto rientra in denominazioni DOC, DOCG o IGT

L’Umbria si configura dunque come una piccola ma dinamica realtà produttiva, in cui qualità, artigianalità e valorizzazione del territorio sono i pilastri dello sviluppo enologico.

Mappa delle principali zone vitivinicole

Il panorama vinicolo umbro è frammentato in una costellazione di zone vocate, ciascuna con peculiarità pedoclimatiche e tradizioni specifiche. Dai grandi nomi come Montefalco e Orvieto fino alle microzone emergenti, la regione offre un mosaico complesso e affascinante che rispecchia la sua biodiversità territoriale.

Area di Montefalco: Sagrantino e Grechetto su marne e argille

Cuore pulsante della viticoltura umbra, Montefalco è sinonimo di Sagrantino, uno dei vitigni più tannici e identitari d’Italia. Qui i suoli marno-argillosi e le altitudini comprese tra 200 e 500 metri creano le condizioni ideali per vini di struttura e longevità.

  • Montefalco Sagrantino DOCG: disponibile in versione secca e passita, è il vino più celebre della regione
  • Montefalco Rosso DOC: blend di Sangiovese e Sagrantino con ottimo equilibrio tra freschezza e intensità
  • Grechetto: in purezza o in blend, esprime mineralità e spessore, soprattutto in altitudine

Numerose cantine interpretano il terroir in chiave moderna, con attenzione alla sostenibilità e all’affinamento in legno grande o anfore.

Torgiano e il cuore dell’Umbria centrale: blend storici di Sangiovese

Torgiano rappresenta la prima DOCG umbra (Torgiano Rosso Riserva), istituita nel 1990. I suoi suoli calcareo-argillosi e il clima temperato favoriscono la coltivazione del Sangiovese in blend con Canaiolo, Trebbiano e altre varietà locali.

Qui il vino ha una forte componente storica, legata alla famiglia Lungarotti, che ha trasformato il territorio in un modello di viticoltura integrata, con musei, accoglienza e sostenibilità.

  • Torgiano Rosso Riserva DOCG: eleganza, struttura, longevità
  • Torgiano DOC: rossi, bianchi e rosati di impronta classica

Zona di Orvieto: i bianchi su tufo, con storia millenaria

Orvieto è uno dei luoghi simbolo del vino bianco italiano, celebre sin dall’epoca etrusca. I suoli tufacei e l’influenza del Lago di Corbara creano le condizioni per bianchi eleganti, minerali e longevi.

La denominazione Orvieto DOC si estende anche in parte della provincia di Viterbo, ed è declinata in:

  • Orvieto Classico: dalla zona storica, con maggiore struttura
  • Orvieto Superiore: più alcolico, con possibilità di evoluzione
  • Orvieto Amabile o Dolce: da uve sovramature

Le uve principali sono Grechetto e Procanico (Trebbiano Toscano), talvolta unite a Verdello e Malvasia.

Spoleto e Valnerina: riscoperta del Trebbiano Spoletino

La zona di Spoleto e della Valnerina è protagonista della riscoperta del Trebbiano Spoletino, un vitigno a bacca bianca dal grande potenziale. Coltivato spesso ad alberata, è in grado di offrire vini:

  • freschi e agrumati se vinificati in acciaio
  • strutturati e complessi in legno o con macerazioni sulle bucce

La denominazione Spoleto DOC è recente e in forte crescita, simbolo di un rinascimento enologico centrato sull’identità e la valorizzazione del territorio montano.

Colli Martani, Colli Altotiberini, Assisi, Amelia, Trasimeno: microzone emergenti

Queste aree, distribuite in varie parti dell’Umbria, stanno emergendo per qualità e carattere distintivo:

  • Colli Martani DOC: bianchi da Grechetto e rossi da Sangiovese in chiave territoriale
  • Colli Altotiberini DOC: zona settentrionale con produzioni in crescita, specialmente sui bianchi aromatici
  • Assisi DOC: vini freschi e fruttati, con blend di Merlot e Sangiovese
  • Amelia DOC: tra Narni e l’Alto Lazio, con interpretazioni eleganti di Malvasia, Ciliegiolo e Gamay
  • Trasimeno DOC: viticoltura lacustre con progetti su Gamay del Trasimeno (Grenache) e Grechetto

Queste denominazioni rappresentano il volto dinamico e in evoluzione dell’Umbria del vino.

Lago di Corbara e Narni: terroir di confine e sperimentazione

Il Lago di Corbara, oltre a influenzare positivamente il clima della zona di Orvieto, ospita progetti enologici innovativi che puntano su maturazioni lente, vendemmie tardive e uso mirato del legno. Anche la zona di Narni si distingue per sperimentazioni su varietà internazionali e blend in stile bordolese.

Questi territori di confine si prestano a interpretazioni libere, fuori dai rigidi disciplinari, spesso etichettate come IGT Umbria, ma di elevata qualità e personalità.

I vitigni autoctoni umbri: patrimonio da valorizzare

Il cuore dell’identità enologica dell’Umbria risiede nei suoi vitigni autoctoni, alcuni dei quali antichissimi e oggi oggetto di un’intensa opera di valorizzazione. Queste varietà esprimono con autenticità i diversi terroir della regione, dando vita a vini unici per personalità, potenziale evolutivo e legame con il territorio.

Sagrantino: potenza tannica, struttura e longevità

Il Sagrantino è il vitigno rosso simbolo dell’Umbria, noto per il suo altissimo contenuto di polifenoli e la spiccata struttura tannica. Coltivato prevalentemente nell’area di Montefalco, viene vinificato in due versioni:

  • Montefalco Sagrantino DOCG secco: vino potente, austero, da lungo invecchiamento
  • Montefalco Sagrantino Passito DOCG: ottenuto da uve appassite, con equilibrio tra dolcezza, struttura e acidità

Il Sagrantino si distingue per aromi di frutti rossi maturi, spezie, cuoio, tabacco e una grande capacità evolutiva in bottiglia.

Grechetto: due biotipi, potenziale per spumante e affinamento

Il Grechetto è un vitigno bianco a bacca spessa che esiste in due biotipi principali:

  • Grechetto di Todi: più aromatico e strutturato
  • Grechetto di Orvieto: più delicato e versatile nei blend

Molto diffuso nelle denominazioni Colli Martani, Todi e Orvieto, viene vinificato:

  • in acciaio per ottenere bianchi freschi e fruttati
  • in legno o cemento per maggiore complessità e longevità
  • come base spumante per metodo classico e Charmat

Trebbiano Spoletino: acidità naturale, ottimo per macerazione e freschezza

Riscoperto negli ultimi due decenni, il Trebbiano Spoletino è oggi uno dei vitigni bianchi più promettenti d’Italia. Coltivato in prevalenza nella zona di Spoleto e Valnerina, si distingue per:

  • acidi marcati che lo rendono adatto a lunghe macerazioni e affinamenti
  • buona aromaticità e struttura anche in vinificazioni naturali

Spesso coltivato ad alberata (vite maritata), viene prodotto in purezza nella Spoleto DOC.

Ciliegiolo: varietà riscoperta, versatilità e frutto

Un tempo usato quasi esclusivamente come uva da taglio, oggi il Ciliegiolo è stato rivalutato per la sua espressività in purezza. Coltivato soprattutto nell’Amerino e nella zona di Narni, offre:

  • vini fruttati, leggeri e floreali, ideali per il consumo giovane
  • espressioni più complesse da vecchie vigne e affinamenti mirati

Il suo nome deriva dal tipico profumo di ciliegia matura che lo caratterizza.

Vernaccia Nera: autoctono raro per la DOCG Serrapetrona

Sebbene coltivata anche nelle Marche, la Vernaccia Nera trova espressione anche in Umbria, in particolare per la DOCG Vernaccia di Serrapetrona, che prevede una tripla fermentazione, con parte delle uve fatte appassire.

Il vino risultante è unico nel panorama nazionale, con note speziate, sentori di ciliegia sotto spirito e struttura morbida.

Drupeggio, Canaiolo, Malvasia Bianca: uve da blend e da spumanti

Oltre ai vitigni principali, l’Umbria conserva un patrimonio di varietà minori spesso impiegate nei blend tradizionali:

  • Drupeggio: contribuisce alla freschezza e alla struttura dei bianchi
  • Canaiolo: complemento nei rossi, ammorbidisce il Sangiovese
  • Malvasia Bianca: aromaticità e leggerezza, usata anche in spumanti

Queste varietà rappresentano un capitale genetico e culturale da tutelare, anche in ottica di biodiversità.

Adattamento di internazionali: Pinot Nero, Merlot, Cabernet, Chardonnay

Accanto agli autoctoni, l’Umbria ha dimostrato un’ottima capacità di adattamento per alcuni vitigni internazionali:

  • Merlot e Cabernet Sauvignon: presenti nei tagli bordolesi dell’Orvietano e del Narnese
  • Chardonnay: in purezza o nei blend, usato anche per metodo classico
  • Pinot Nero: coltivato in altitudine, regala eleganza e delicatezza

Queste varietà, pur non identitarie, hanno contribuito al rinnovamento stilistico della regione, affiancandosi con successo alla tradizione locale.

Tutte le denominazioni di origine dell’Umbria

Il sistema delle denominazioni umbre riflette la ricchezza territoriale e la diversità stilistica della regione. Le 2 DOCG, 13 DOC e l’IGT Umbria valorizzano sia i vitigni autoctoni che le interpretazioni moderne, garantendo qualità, tracciabilità e identità. Di seguito una panoramica delle principali denominazioni umbre, ordinate per livello gerarchico e importanza produttiva.

DOCG Montefalco Sagrantino (secco e passito)

Riconosciuta nel 1992, è la denominazione più celebre dell’Umbria e una delle più prestigiose a livello nazionale. Include due tipologie:

  • Montefalco Sagrantino Secco: vino di grande struttura, tannicità e longevità, da uve 100% Sagrantino
  • Montefalco Sagrantino Passito: prodotto da uve appassite, con residuo zuccherino ma note tanniche marcate

Il disciplinare impone rese basse e lunghi tempi di affinamento: almeno 33 mesi totali, di cui 12 in legno per il secco.

DOCG Torgiano Rosso Riserva

Prima DOCG umbra (dal 1990), riguarda i vini rossi prodotti nel territorio di Torgiano con uve Sangiovese (min. 70%) e altri vitigni autorizzati. Le caratteristiche distintive includono:

  • eleganza, equilibrio e capacità di invecchiamento
  • affinamento obbligatorio di almeno 3 anni

Rappresenta uno dei modelli qualitativi di riferimento per l’Umbria centrale.

DOC Montefalco, Spoleto, Orvieto, Colli Martani, Colli Perugini, Lago di Corbara, Colli del Trasimeno

Queste DOC coprono gran parte del territorio umbro e offrono un'ampia gamma di stili:

  • Montefalco DOC: rossi da Sangiovese e Sagrantino, bianchi da Grechetto
  • Spoleto DOC: valorizza il Trebbiano Spoletino in purezza
  • Orvieto DOC: bianchi da Grechetto e Procanico, anche in versione Classico, Superiore e Amabile
  • Colli Martani DOC: comprende bianchi, rossi, spumanti; ottima espressione del Grechetto
  • Colli Perugini DOC: tra Perugia e Marsciano, produce vini rossi e bianchi in stile tradizionale
  • Lago di Corbara DOC: zona interessante per rossi bordolesi e sperimentazioni su base Merlot e Cabernet
  • Colli del Trasimeno DOC: vini da Gamay del Trasimeno (Grenache), Grechetto e vitigni internazionali

Queste denominazioni dimostrano la pluralità espressiva e stilistica dell’Umbria, pur mantenendo forti legami con il territorio.

DOC Assisi, Amelia, Todi, Narni

Denominazioni più recenti o meno note, ma in fase di valorizzazione:

  • Assisi DOC: rossi e bianchi da varietà locali e internazionali; spicca l’equilibrio tra frutto e freschezza
  • Amelia DOC: area meridionale vocata a Ciliegiolo, Grechetto, Malvasia e varietà bordolesi
  • Todi DOC: zona collinare interessante per il Grechetto di Todi e rossi da Sangiovese
  • Narni DOC: produzione di nicchia focalizzata su rossi eleganti e interpretazioni moderne

Rappresentano il lato più dinamico, sperimentale e artigianale della viticoltura umbra.

IGT Umbria: espressione libera della qualità regionale

L’Indicazione Geografica Tipica “Umbria” consente ai produttori di esprimere massima libertà stilistica fuori dai vincoli dei disciplinari DOC e DOCG. Questa categoria ha favorito:

  • blend innovativi tra autoctoni e internazionali
  • vinificazioni alternative come macerati, orange wines, naturali
  • progetti sperimentali e biologici

Molti dei vini più interessanti e di nicchia dell’Umbria nascono sotto questa etichetta, dimostrando quanto la creatività e la qualità possano coesistere.

Tutte le denominazioni di origine dell’Umbria

Il sistema delle denominazioni umbre riflette la ricchezza territoriale e la diversità stilistica della regione. Le 2 DOCG, 13 DOC e l’IGT Umbria valorizzano sia i vitigni autoctoni che le interpretazioni moderne, garantendo qualità, tracciabilità e identità. Di seguito una panoramica delle principali denominazioni umbre, ordinate per livello gerarchico e importanza produttiva.

DOCG Montefalco Sagrantino (secco e passito)

Riconosciuta nel 1992, è la denominazione più celebre dell’Umbria e una delle più prestigiose a livello nazionale. Include due tipologie:

  • Montefalco Sagrantino Secco: vino di grande struttura, tannicità e longevità, da uve 100% Sagrantino
  • Montefalco Sagrantino Passito: prodotto da uve appassite, con residuo zuccherino ma note tanniche marcate

Il disciplinare impone rese basse e lunghi tempi di affinamento: almeno 33 mesi totali, di cui 12 in legno per il secco.

DOCG Torgiano Rosso Riserva

Prima DOCG umbra (dal 1990), riguarda i vini rossi prodotti nel territorio di Torgiano con uve Sangiovese (min. 70%) e altri vitigni autorizzati. Le caratteristiche distintive includono:

  • eleganza, equilibrio e capacità di invecchiamento
  • affinamento obbligatorio di almeno 3 anni

Rappresenta uno dei modelli qualitativi di riferimento per l’Umbria centrale.

DOC Montefalco, Spoleto, Orvieto, Colli Martani, Colli Perugini, Lago di Corbara, Colli del Trasimeno

Queste DOC coprono gran parte del territorio umbro e offrono un'ampia gamma di stili:

  • Montefalco DOC: rossi da Sangiovese e Sagrantino, bianchi da Grechetto
  • Spoleto DOC: valorizza il Trebbiano Spoletino in purezza
  • Orvieto DOC: bianchi da Grechetto e Procanico, anche in versione Classico, Superiore e Amabile
  • Colli Martani DOC: comprende bianchi, rossi, spumanti; ottima espressione del Grechetto
  • Colli Perugini DOC: tra Perugia e Marsciano, produce vini rossi e bianchi in stile tradizionale
  • Lago di Corbara DOC: zona interessante per rossi bordolesi e sperimentazioni su base Merlot e Cabernet
  • Colli del Trasimeno DOC: vini da Gamay del Trasimeno (Grenache), Grechetto e vitigni internazionali

Queste denominazioni dimostrano la pluralità espressiva e stilistica dell’Umbria, pur mantenendo forti legami con il territorio.

DOC Assisi, Amelia, Todi, Narni

Denominazioni più recenti o meno note, ma in fase di valorizzazione:

  • Assisi DOC: rossi e bianchi da varietà locali e internazionali; spicca l’equilibrio tra frutto e freschezza
  • Amelia DOC: area meridionale vocata a Ciliegiolo, Grechetto, Malvasia e varietà bordolesi
  • Todi DOC: zona collinare interessante per il Grechetto di Todi e rossi da Sangiovese
  • Narni DOC: produzione di nicchia focalizzata su rossi eleganti e interpretazioni moderne

Rappresentano il lato più dinamico, sperimentale e artigianale della viticoltura umbra.

IGT Umbria: espressione libera della qualità regionale

L’Indicazione Geografica Tipica “Umbria” consente ai produttori di esprimere massima libertà stilistica fuori dai vincoli dei disciplinari DOC e DOCG. Questa categoria ha favorito:

  • blend innovativi tra autoctoni e internazionali
  • vinificazioni alternative come macerati, orange wines, naturali
  • progetti sperimentali e biologici

Molti dei vini più interessanti e di nicchia dell’Umbria nascono sotto questa etichetta, dimostrando quanto la creatività e la qualità possano coesistere.

Tecniche di vinificazione e stili enologici

La viticoltura umbra è caratterizzata da una forte identità enologica che si esprime sia attraverso metodi tradizionali sia tramite un approccio innovativo e sperimentale. I produttori della regione lavorano con attenzione sulla vinificazione dei vitigni autoctoni per esaltarne la personalità, intervenendo con tecniche mirate in funzione della varietà, del terroir e dello stile desiderato.

Sagrantino: gestione dell’estrazione, affinamento in legno lungo

Il Sagrantino è uno dei vitigni con la più alta concentrazione di tannini al mondo. La vinificazione richiede una grande attenzione all’estrazione:

  • Macerazioni prolungate ma controllate per evitare eccessiva durezza
  • Fermentazioni a temperatura moderata
  • Affinamento in legno lungo: botti grandi o barrique per almeno 12 mesi (obbligatori), spesso anche oltre i 24 mesi

Questa tecnica consente di ammorbidire la struttura e di integrare le note speziate e tostate, preservando la forza espressiva del vitigno.

Grechetto: vinificazione in acciaio, barrique e cemento

Il Grechetto viene vinificato con tecniche diverse a seconda della zona e dello stile ricercato:

  • In acciaio: esalta la freschezza, gli aromi fruttati e floreali
  • In barrique: per versioni strutturate, con note vanigliate, nocciolate e buona capacità di invecchiamento
  • In cemento: equilibrio tra ossigenazione e pulizia aromatica, con grande morbidezza al palato

Alcuni produttori utilizzano lieviti indigeni e riducono i solfiti per dare vita a interpretazioni più artigianali e naturali.

Trebbiano Spoletino: macerazioni sulle bucce, fermentazioni spontanee

Il Trebbiano Spoletino si presta a tecniche di vinificazione complesse e innovative. La sua naturale acidità e la ricchezza polifenolica permettono:

  • Macerazioni sulle bucce di durata variabile (da pochi giorni a diverse settimane)
  • Fermentazioni spontanee con lieviti indigeni
  • Affinamenti in anfore, tonneaux, botti grandi o acciaio

Questi metodi danno origine a vini dalla profonda mineralità, grande eleganza e capacità di invecchiamento, in stile “orange” o più classico a seconda della filosofia del produttore.

Metodo classico da Grechetto, Chardonnay, Pinot Nero

L’Umbria ha conosciuto una crescente diffusione dello spumante metodo classico, prodotto con uve:

  • Grechetto: base autoctona per spumanti strutturati e tipici
  • Chardonnay: freschezza, eleganza e finezza
  • Pinot Nero: struttura, complessità e note fruttate

Le cuvée vengono affinante sur lies per 18–36 mesi, spesso con dosaggi molto bassi per esprimere al massimo il carattere territoriale.

Spumantizzazione con rifermentazione naturale

Accanto al metodo classico, alcuni vignaioli umbri riscoprono tecniche ancestrali come il “metodo rurale” o Pet Nat (pétillant naturel):

  • Vini rifermentati in bottiglia senza sboccatura
  • Utilizzo del solo zucchero residuo della fermentazione primaria
  • Produzione limitata, spesso biologica o naturale

Questi vini sono frizzanti, opalescenti e molto territoriali, con aromi rustici e autentici.

Passiti: Sagrantino, Malvasia, Vernaccia di Serrapetrona

La tradizione umbra dei vini dolci da uve appassite si manifesta in diverse aree:

  • Sagrantino Passito: intensità, tannicità e note di frutta sotto spirito
  • Malvasia Bianca: vinificata come passito aromatico, spesso in blend
  • Vernaccia Nera: in parte appassita nella produzione della Vernaccia di Serrapetrona DOCG

Le tecniche includono appassimento su graticci, in cassette o sulla pianta, con fermentazioni lente e lunghi affinamenti, per vini da meditazione o da dessert di grande pregio.

Focus: Sagrantino di Montefalco

Il Sagrantino di Montefalco rappresenta l’emblema della viticoltura umbra: un vino austero, profondo e fortemente identitario. Originario della zona di Montefalco, questo vitigno a bacca nera è tra i più ricchi di polifenoli al mondo, con un carattere deciso che esprime appieno il territorio collinare da cui proviene. È uno dei rari esempi italiani di vitigno che si esprime in due forme ben distinte: secco e passito.

Origini e genetica del vitigno

Le origini del Sagrantino sono ancora in parte avvolte dal mistero. Si presume che sia giunto in Umbria nel Medioevo, forse portato dai monaci bizantini o da pellegrini francescani. Il nome potrebbe derivare da "sacro", per l’uso liturgico del passito. Dal punto di vista genetico, il Sagrantino non ha parentele strette con altri vitigni italiani noti, confermandone l’unicità.

Nel tempo è stato oggetto di una progressiva valorizzazione, soprattutto a partire dagli anni ’70, fino a ottenere la DOCG nel 1992.

Profilo organolettico e potenziale di evoluzione

Il Sagrantino si caratterizza per un colore rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento. Al naso sviluppa profumi complessi di:

  • more, prugna secca, ribes nero
  • spezie dolci, pepe, tabacco, cuoio
  • note balsamiche, cioccolato amaro, liquirizia

Al palato è estremamente strutturato, tannico e concentrato, con una notevole acidità e una persistenza lunghissima. Ha una longevità straordinaria: i migliori esemplari evolvono per 20 anni o più.

Versioni secco e passito: caratteristiche a confronto

Caratteristica Sagrantino Secco Sagrantino Passito
Tipologia Vino rosso fermo strutturato Vino dolce naturale da uve appassite
Vinificazione Fermentazione con macerazione lunga Appassimento, fermentazione parziale
Affinamento Minimo 33 mesi, di cui 12 in legno Simile, ma più flessibile
Note sensoriali Frutti scuri, spezie, cuoio, tannini decisi Fichi secchi, prugne, miele, tannini morbidi
Abbinamenti Cacciagione, brasati, formaggi stagionati Cioccolato fondente, dolci secchi, meditazione

Sagrantino come vino identitario e simbolico

Oltre all’eccellenza tecnica, il Sagrantino incarna un simbolo identitario della cultura enologica umbra. La sua riscoperta ha coinciso con il rilancio della viticoltura regionale e con la trasformazione di Montefalco in uno dei borghi del vino più rappresentativi d’Italia.

Il Sagrantino è anche al centro di eventi culturali e fieristici (come “Enologica Montefalco”) e viene sempre più valorizzato in abbinamento alla cucina umbra, dai piatti a base di carne fino ai salumi e ai formaggi d’alpeggio.

Principali interpreti del territorio

Numerose cantine hanno contribuito a rendere celebre il Sagrantino nel mondo. Tra i principali interpreti si segnalano:

  • Arnaldo Caprai: pioniere della rinascita del Sagrantino dagli anni ’80
  • Paolo Bea: approccio artigianale e naturale, fermentazioni spontanee
  • Tabarrini: espressioni moderne e di territorio, con focus sulle singole vigne
  • Antonelli San Marco: eleganza, sostenibilità e longevità
  • Romanelli, Scacciadiavoli, Colpetrone: produttori storici e coerenti

Queste aziende, con stili diversi, contribuiscono a raccontare la pluralità e la profondità del Sagrantino di Montefalco.

Focus: Orvieto, il grande bianco umbro

Il vino di Orvieto è uno dei più antichi e iconici bianchi d’Italia, profondamente radicato nella storia culturale e religiosa dell’Umbria. Già noto agli Etruschi e celebrato in epoca papale, ha attraversato i secoli evolvendosi da vino dolce da messa a raffinato bianco secco, simbolo del territorio orvietano.

Storia millenaria del vino di Orvieto

Le origini del vino di Orvieto risalgono all’epoca etrusca, come testimoniano le necropoli e le cantine scavate nel tufo. Durante il Medioevo, era considerato vino da messa per eccellenza, tanto da essere richiesto dai Papi e trasportato fino a Roma. Fino all’Ottocento era prevalentemente dolce, mentre nel Novecento si è affermata la versione secca, oggi dominante sul mercato.

Zone e sottozone: Classico, Superiore

La denominazione Orvieto DOC, riconosciuta nel 1971, si estende tra l’Umbria sud-occidentale e il Lazio settentrionale, ma la sottozona più storica e vocata è:

  • Orvieto Classico: comprende i comuni attorno alla città di Orvieto, dove i terreni vulcanici e tufacei esaltano freschezza e mineralità

All’interno della DOC, si distinguono ulteriori categorie qualitative:

  • Superiore: con titolo alcolometrico minimo più elevato e resa inferiore
  • Orvieto Abboccato, Amabile, Dolce: versioni con residui zuccherini variabili

Uve principali: Grechetto, Trebbiano, Drupeggio

Il disciplinare prevede l’utilizzo prevalente di:

  • Grechetto (Grechetto di Orvieto): struttura, sapidità e potenziale evolutivo
  • Trebbiano Toscano (localmente “Procanico”): freschezza, neutralità, acidità
  • Drupeggio, Verdello, Malvasia: uve complementari che apportano profumi, morbidezza o aromaticità

Le proporzioni variano a seconda della cantina e della tipologia prodotta. Le migliori interpretazioni tendono ad aumentare la quota di Grechetto per ottenere maggiore carattere.

Orvieto secco, abboccato, amabile, dolce

La DOC Orvieto prevede quattro stili zuccherini oltre alla versione Superiore:

Tipologia Residuo zuccherino Profilo sensoriale Abbinamenti
Secco < 4 g/l Fresco, asciutto, minerale Antipasti, pesce, formaggi freschi
Abboccato 4–12 g/l Morbido, equilibrato, rotondo Fritture, crostacei, zuppe delicate
Amabile 12–45 g/l Dolcezza percettibile, ma con acidità Crostata, torte morbide, carni bianche speziate
Dolce > 45 g/l Ricco, avvolgente, aromatico Dessert, pasticceria secca, meditazione

Questa varietà stilistica lo rende uno dei vini bianchi italiani più versatili a tavola.

Muffa nobile e Orvieto muffato: rarità enologica

In condizioni climatiche particolari, nelle zone più umide e ventilate, può svilupparsi la Botrytis cinerea, la cosiddetta “muffa nobile”. Alcuni produttori selezionano queste uve per creare il raro:

  • Orvieto Muffato: vino dolce ottenuto da uve botritizzate, ricco di aromi di miele, albicocca secca, spezie dolci, zafferano

Simile nello stile ai Sauternes francesi, è una vera eccellenza italiana, prodotta in quantità limitatissime da cantine storiche come Barberani. Il muffato rappresenta l’espressione più alta e meditativa del territorio di Orvieto, a conferma della sua vocazione millenaria.

Nuove tendenze e approcci sostenibili

L’Umbria sta vivendo una fase di rinnovamento profondo che coinvolge le pratiche agricole, la filosofia produttiva e il posizionamento dei suoi vini sul mercato. In risposta ai cambiamenti climatici e alla crescente attenzione dei consumatori verso l’ambiente e la salute, numerosi produttori umbri stanno abbracciando approcci sostenibili, integrando innovazione e tradizione.

Biologico e biodinamico in forte espansione

La regione ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa della viticoltura biologica. Molti vignaioli scelgono:

  • l’eliminazione di pesticidi e fertilizzanti chimici
  • l’utilizzo di rame e zolfo in dosi controllate
  • rotazioni colturali e tecniche di prevenzione naturali

Accanto al bio, si diffonde anche la viticoltura biodinamica, secondo i principi di Rudolf Steiner, che include:

  • calendari lunari per i lavori in vigna e in cantina
  • preparati biodinamici (es. cornoletame, cornosilice)
  • approccio olistico all’equilibrio dell’ecosistema agricolo

Lieviti indigeni, vinificazioni naturali e senza solfiti

In cantina, cresce il numero di produttori che adottano fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, al fine di preservare l’identità territoriale del vino. In alcuni casi, si lavora:

  • senza solfiti aggiunti, oppure con dosi minime
  • senza filtrazioni o chiarifiche
  • con lunghi affinamenti sulle fecce nobili, in anfora, cemento o bottiglia

Queste tecniche danno vita a vini più espressivi e vivi, anche se meno standardizzati e più delicati da gestire.

Progetti sperimentali su cloni e portinnesti locali

Diverse cantine umbre collaborano con istituzioni agrarie e università per recuperare e selezionare cloni autoctoni di Grechetto, Sagrantino, Trebbiano Spoletino e altri vitigni minori. L’obiettivo è:

  • preservare la biodiversità genetica
  • adattare le piante alle nuove condizioni climatiche
  • riscoprire profili aromatici e produttivi perduti

Parallelamente, si sperimentano portinnesti meno esigenti in termini idrici, resistenti a malattie fungine e capaci di favorire un equilibrio vegeto-produttivo sostenibile.

Viticoltura rigenerativa e tecniche agronomiche a basso impatto

Alcuni pionieri umbri stanno adottando pratiche di agricoltura rigenerativa, con l’obiettivo non solo di ridurre l’impatto ambientale, ma di rigenerare la fertilità e la biodiversità del suolo. Queste includono:

  • sovescio e inerbimenti permanenti
  • lavorazioni minime o nulle del terreno
  • uso di compost organico e micorrize
  • rotazione con colture sinergiche tra i filari

Tali pratiche migliorano la capacità di trattenere l’acqua, riducono l’erosione e rendono le vigne più resilienti.

Packaging sostenibile e filiera corta

Un numero crescente di aziende umbre ha esteso la sostenibilità anche alla fase finale della produzione:

  • utilizzo di bottiglie leggere a basso impatto carbonico
  • etichette stampate su carta riciclata
  • tappi alternativi sostenibili (sughero naturale certificato FSC, canna da zucchero, vetro)
  • logistica ottimizzata per la filiera corta e la vendita diretta

Questi elementi rafforzano il racconto del vino come prodotto non solo agricolo, ma anche culturale, etico e ambientale.

Cantine di riferimento e vignaioli d’identità

Il panorama vitivinicolo umbro è composto da cantine storiche, aziende d’autore e giovani vignaioli che, pur con stili differenti, condividono l’obiettivo di valorizzare il territorio con coerenza, qualità e visione. L’Umbria, grazie anche alla sua dimensione contenuta, offre un rapporto diretto tra produttore e consumatore, e ogni cantina contribuisce a raccontare una parte dell’identità regionale.

Cantine storiche: Lungarotti, Arnaldo Caprai, Falesco

  • Lungarotti: simbolo della rinascita del vino umbro dagli anni ’60. Fondata a Torgiano, ha fatto conoscere il Rubesco in tutta Italia e ha dato vita al MUVIT (Museo del Vino di Torgiano), un’eccellenza enoturistica e culturale.
  • Arnaldo Caprai: vera artefice del rilancio del Sagrantino di Montefalco. Ha investito nella qualità e nella comunicazione, trasformando un vitigno quasi scomparso in un simbolo internazionale.
  • Falesco (Famiglia Cotarella): azienda a cavallo tra Umbria e Lazio, con un portafoglio ampio e vini di grande appeal commerciale. Progetto educativo “Intrecci” per formare nuovi professionisti dell’ospitalità.

Aziende d’autore: Roccafiore, Paolo Bea, Tabarrini

  • Roccafiore: situata a Todi, con approccio biologico, elegante e contemporaneo. Produzione di Grechetto, Sangiovese e Metodo Classico.
  • Paolo Bea: tra i riferimenti nazionali del vino naturale. Lavora senza filtrazioni né solfiti aggiunti, utilizzando lunghi affinamenti e tecniche ancestrali. I suoi Sagrantino e Montefalco Rosso sono icone stilistiche.
  • Tabarrini: vignaiolo indipendente che ha rivoluzionato la percezione del Sagrantino, proponendo vinificazioni per singolo cru (Colle Grimaldesco, Campo alla Cerqua, Macchie). Grande lavoro anche sul Trebbiano Spoletino.

Giovani produttori e nuovi interpreti naturali

Un’intera nuova generazione di vignaioli sta emergendo con approcci sostenibili, artigianali e identitari. Tra questi spiccano:

  • Leonardo Bussoletti (Narni): impegnato nella riscoperta del Ciliegiolo in purezza
  • Moretti Omero (Montefalco): tra i primi a certificarsi bio negli anni ’90
  • Romanelli: cantina familiare con attenzione all’ambiente e al paesaggio
  • Fongoli: uno dei punti di riferimento del vino naturale umbro, con fermentazioni spontanee e nessuna chimica

Questi produttori spesso lavorano in piccola scala, con ferma attenzione al vigneto e alla vinificazione non interventista.

Cooperative virtuose e cantine emergenti

Accanto ai grandi nomi, l’Umbria vanta anche cooperative e realtà emergenti che si distinguono per qualità e territorialità:

  • Cantina di Montefalco: realtà cooperativa storica che ha saputo aggiornare lo stile enologico mantenendo prezzi accessibili
  • Cantina Tudernum: punto di riferimento per la produzione di Grechetto e rossi tipici del tuderte
  • Chiorri, Di Filippo, Le Cimate: cantine di media dimensione in crescita, spesso biologiche e molto legate all’enoturismo

Consorzi di tutela e iniziative territoriali

I consorzi di tutela svolgono un ruolo fondamentale nella valorizzazione del vino umbro. I principali sono:

  • Consorzio Tutela Vini Montefalco: attivo nella promozione del Sagrantino, con eventi come “Enologica Montefalco”
  • Consorzio Orvieto DOC: impegnato nel rilancio qualitativo e nella valorizzazione turistica
  • Consorzio Vini Umbria: promozione unitaria dei prodotti enologici regionali

Eventi, fiere e sinergie con il turismo sono al centro di strategie di marketing territoriale sempre più coordinate e orientate alla qualità.

Degustazione e abbinamenti gastronomici

I vini umbri si caratterizzano per una grande versatilità a tavola, grazie alla loro struttura, freschezza e profondità aromatica. Ogni vitigno, con le sue peculiarità, si presta a valorizzare al meglio la cucina tipica regionale, ricca di sapori autentici, legumi, carni e tartufi. Di seguito una guida per orientarsi negli abbinamenti enogastronomici più armonici ed espressivi.

Sagrantino: piatti intensi, selvaggina, formaggi stagionati

Il Sagrantino, nella versione secca, è tra i vini italiani più potenti e tannici. Richiede piatti ricchi e strutturati come:

  • cinghiale in salmì o spezzatini di selvaggina
  • agnello al forno con erbe aromatiche
  • stracotti e brasati cotti nel vino rosso
  • formaggi stagionati: pecorino umbro, parmigiano 36 mesi, formaggi erborinati

Il Sagrantino passito, invece, è perfetto con cioccolato fondente, biscotti speziati e per momenti di meditazione.

Grechetto e Spoletino: primi umbri, legumi, carni bianche

I bianchi umbri, come Grechetto e Trebbiano Spoletino, offrono buona struttura, acidità e aromaticità che li rendono ottimi in abbinamento con:

  • primi piatti tradizionali: strangozzi al tartufo, pappardelle al sugo d’anatra
  • zuppe di legumi: lenticchie di Castelluccio, fagiolina del Trasimeno
  • carni bianche: coniglio in porchetta, pollo alla cacciatora
  • ortaggi saporiti: parmigiana di melanzane, verdure grigliate

Grechetto fermentato in legno si abbina bene anche a piatti più grassi o speziati.

Orvieto e vini bianchi: cucina di lago, antipasti, tartufo bianco

L’Orvieto DOC, nella sua versione secca, è un bianco versatile e armonico, ideale per:

  • antipasti freddi: insalate di farro, verdure marinate, prosciutto e melone
  • cucina lacustre: pesce persico, coregone, anguilla alla griglia
  • piatti al tartufo bianco: risotto, uova strapazzate, carpacci

Le versioni abboccate o amabili sono perfette con formaggi freschi o leggermente erborinati.

Vini passiti e spumanti: dessert, meditazione, aperitivo gourmet

Il Sagrantino passito, l’Orvieto Muffato, e i rari vini dolci da Grechetto o Malvasia offrono grandi emozioni in abbinamento con:

  • dessert secchi: tozzetti, ciambelle al vino, crostate di frutta secca
  • cioccolato fondente o speziato
  • formaggi erborinati o piccanti: gorgonzola, roquefort

Gli spumanti metodo classico da Chardonnay, Grechetto e Pinot Nero si accompagnano perfettamente a:

  • aperitivi gourmet: tartine al salmone, tempura di verdure, ostriche
  • fritture leggere: pesce azzurro, carciofi fritti

La cucina umbra e il vino: simbiosi tra rusticità e raffinatezza

La cucina dell’Umbria riflette l’anima della sua terra: rustica, genuina, essenziale nei sapori, ma anche ricca di eleganza e profondità. Il vino ne è il naturale alleato, esaltando ogni piatto con equilibrio e tipicità. Dalla polenta con sugo d’oca ai tagliolini al tartufo, dai salumi di Norcia alle lenticchie di Castelluccio, ogni specialità trova un perfetto compagno nel calice.

Degustare i vini umbri significa quindi immergersi in un viaggio sensoriale che parte dalla terra e arriva alla tavola, celebrando l’.

Enoturismo umbro: esperienze autentiche tra vigne e borghi

L’Umbria rappresenta una delle regioni italiane più suggerite per un turismo lento ed esperienziale, dove il vino si intreccia profondamente con cultura, spiritualità e paesaggio. L’enoturismo umbro offre un viaggio sensoriale e identitario attraverso borghi medievali, colline vitate, abbazie e sapori autentici. Le esperienze non si limitano alla degustazione, ma diventano immersioni nel tessuto sociale, agricolo e spirituale della regione.

Strade del Vino e percorsi tematici: Montefalco, Torgiano, Orvieto, Trasimeno

In Umbria esistono diverse Strade del Vino e dell’Olio, ognuna dedicata a un territorio specifico, con itinerari che combinano natura, storia ed enogastronomia:

  • Strada del Sagrantino: da Montefalco a Bevagna, Castel Ritaldi e Gualdo Cattaneo, è il cuore pulsante della produzione vinicola regionale.
  • Strada dei Vini del Cantico: si sviluppa attorno a Torgiano, Bettona, Deruta, Todi, unendo vino, ceramica e borghi d’arte.
  • Strada dei Vini Etrusco-Romana: attraversa Orvieto, Amelia e Narni, esplorando radici antiche e vigneti tufacei.
  • Strada dei Vini del Trasimeno: collega i borghi lacustri come Castiglione del Lago, Passignano e Magione, esaltando la biodiversità enologica e paesaggistica.

Degustazioni in cantina, wine resort, agriturismi e tour guidati

Le cantine umbre offrono esperienze immersive che vanno oltre il semplice assaggio:

  • degustazioni guidate con i produttori o sommelier
  • visite in vigna con spiegazione dei metodi agronomici e delle varietà autoctone
  • wine resort e agriturismi con soggiorni tra le botti e le colline
  • tour guidati in e-bike o a piedi tra filari, oliveti e borghi medievali

Molte strutture organizzano anche laboratori sensoriali, corsi di cucina e abbinamento vino-cibo, rendendo l’esperienza ancora più coinvolgente.

Eventi regionali: Enologica, Cantine Aperte, Frantoi Aperti, Orvieto diVino

Il calendario enoturistico umbro è ricco di eventi che celebrano il vino in tutte le sue forme:

  • Enologica Montefalco: evento clou dedicato ai vini del Sagrantino e ai produttori del territorio.
  • Cantine Aperte: appuntamento nazionale che in Umbria assume una dimensione corale, coinvolgendo decine di cantine con degustazioni e intrattenimento.
  • Frantoi Aperti: benché dedicato all’olio, coinvolge spesso anche produttori vinicoli e promuove esperienze rurali complete.
  • Orvieto diVino: evento che racconta il vino in abbinamento alla storia millenaria e all’arte della città etrusca.

Questi eventi contribuiscono a rafforzare la relazione tra vino, territorio e comunità.

Vino, cultura e spiritualità: luoghi sacri, abbazie e conventi tra le vigne

Uno degli aspetti più distintivi dell’enoturismo umbro è la simbiosi tra la dimensione spirituale e quella rurale. In diverse zone vitate si trovano:

  • abbazie benedettine e francescane, come San Pietro in Valle, San Felice, Monteluco
  • conventi medievali immersi nel verde, spesso oggi trasformati in wine resort o centri di meditazione
  • percorsi spirituali e naturalistici (es. Via di Francesco) che attraversano aree vitate

Questa fusione tra silenzio, paesaggio e cultura del vino rende l’Umbria una meta unica per chi cerca esperienze autentiche e rigenerative, dove il vino non è solo bevanda, ma espressione profonda del territorio e dell’anima.

Conclusione

L’Umbria si conferma come una delle regioni enologiche più autentiche e sorprendenti d’Italia, capace di unire storia millenaria, biodiversità viticola e una visione moderna della produzione vinicola. Nonostante i suoi numeri contenuti rispetto ad altre aree italiane, il suo valore risiede proprio nella qualità diffusa, nella coerenza territoriale e nella profonda connessione tra vino, paesaggio e cultura.

Il patrimonio dei vitigni autoctoni come Sagrantino, Grechetto e Trebbiano Spoletino rappresenta oggi una leva identitaria fortissima, attorno alla quale ruotano innovazione, ricerca e sostenibilità. Questi vitigni, affiancati da varietà internazionali ben acclimatate, danno vita a una pluralità di stili capaci di raccontare la complessità e la ricchezza di questa terra.

L’invito finale è quello a intraprendere un viaggio sensoriale e culturale tra le colline umbre, alla scoperta di piccoli produttori, cantine storiche, territori straordinari e vini che custodiscono l’essenza più profonda dell’Umbria: la sua sobrietà elegante, la sua spiritualità rurale e la sua vocazione naturale all’eccellenza.

Vini Umbri

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Umbria Bianco IGT 'Conte della Vipera' 2024 - Castello della Sala

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Prezzo di listino  €75,40
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Umbria Bianco IGT 'Aurente' 2022 - Lungarotti

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Prezzo di listino  €27,14
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Sagrantino di Montefalco DOCG “Sacer” 2011 - Còlpetrone

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Prezzo di listino  €38,94
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Sagrantino di Montefalco DOCG 'O di Còlpetrone' 2018 - Tenute del Cerro

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Prezzo di listino  €51,04
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