Vini del Friuli Venezia Giulia: guida completa tra autoctoni, bianchi d’eccellenza e innovazione

Vini del Friuli Venezia Giulia: guida completa tra autoctoni, bianchi d’eccellenza e innovazione

Friuli Venezia Giulia: terra di grandi bianchi, vitigni autoctoni e sperimentazioni moderne. Una guida per scoprire vini d’eccellenza e territori vocati.

Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni più sorprendenti e innovative del panorama vitivinicolo europeo. Incastonata tra Alpi, Adriatico e confine sloveno, vanta una posizione geografica unica che si traduce in una straordinaria varietà di terroir, microclimi e tradizioni culturali. Da decenni, la regione è riconosciuta come punto di riferimento assoluto per la produzione di vini bianchi di alta qualità, grazie a un approccio tecnico all’avanguardia e a una continua ricerca sull’equilibrio tra tradizione e sperimentazione.

Uno dei tratti distintivi del Friuli è proprio l’equilibrio tra varietà autoctone e internazionali. Vitigni come Friulano, Ribolla Gialla, Refosco dal Peduncolo Rosso e Schioppettino convivono con Chardonnay, Sauvignon, Merlot e Cabernet Sauvignon, dando vita a vini eleganti, territoriali e longevi. A ciò si aggiunge la tradizione dei bianchi macerati, i cosiddetti orange wines, che hanno reso celebre la regione tra gli appassionati di vino naturale e artigianale in tutto il mondo.

L’articolo che segue ha l’obiettivo di offrire una guida completa e dettagliata al mondo del vino friulano, esplorando territori, denominazioni, vitigni autoctoni e protagonisti della scena produttiva. Un viaggio attraverso le zone iconiche come il Collio, i Colli Orientali, l’Isonzo e la Carso, per comprendere come il Friuli Venezia Giulia sia riuscito a coniugare innovazione, biodiversità e identità culturale in ogni calice.

Il contesto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia si distingue per un panorama vitivinicolo estremamente variegato e di grande prestigio. Questa regione di confine, situata all’estremità nord-orientale dell’Italia, gode di una combinazione unica di fattori geografici, climatici e culturali che hanno reso i suoi vini celebri nel mondo. L’interazione tra territorio, storia e innovazione è alla base dell’identità enologica friulana, riconosciuta per l’elevata qualità soprattutto dei bianchi, ma anche per la riscoperta e valorizzazione di rossi autoctoni e macerati.

Geografia e clima: Alpi, Adriatico e correnti balcaniche

La geografia del Friuli Venezia Giulia è estremamente articolata. A nord si ergono le Alpi Carniche e Giulie, che proteggono la regione dai venti freddi, mentre a sud l’influsso del Mar Adriatico mitiga le temperature e favorisce una buona ventilazione. A est, le correnti provenienti dai Balcani contribuiscono a creare forti escursioni termiche, fondamentali per la complessità aromatica delle uve.

Questo complesso sistema climatico, unito alla variabilità delle altitudini e delle esposizioni, genera microclimi ideali per la viticoltura di precisione, permettendo a ciascun vitigno di esprimersi al meglio a seconda della zona di coltivazione.

Suoli e microclimi: marne, flysch, terreni ghiaiosi e alluvionali

Il Friuli offre una straordinaria diversità pedologica, che si riflette nei profili sensoriali dei vini. Tra le tipologie di suolo più rilevanti troviamo:

  • Marne e flysch (ponca): presenti nel Collio e nei Colli Orientali, ricchi di minerali, donano finezza, longevità e complessità ai bianchi
  • Terreni ghiaiosi e alluvionali: tipici della pianura friulana e dell’Isonzo, più sciolti e drenanti, ideali per vitigni internazionali e per bianchi freschi
  • Suoli calcarei e rocciosi: diffusi nell’area del Carso, influenzano la mineralità e la verticalità dei vini

Questa variabilità consente ai produttori di sperimentare con successo sia vitigni autoctoni che internazionali, realizzando vini profondamente legati al territorio.

Influenze culturali: italiane, slovene, austriache

Il Friuli Venezia Giulia è una terra di confine, crocevia di culture e tradizioni differenti che hanno arricchito la sua identità anche sul piano enologico. Le influenze italiane si fondono con quelle slovene e austriache, generando un approccio produttivo cosmopolita e aperto alla sperimentazione.

Questa contaminazione culturale si riflette nelle tecniche di vinificazione (come la macerazione sulle bucce dei bianchi), nelle varietà coltivate e persino nelle strutture linguistiche utilizzate per nominare i vini e le zone (es. Collio/Brda, Carso/Kras). Ne risulta una viticoltura profondamente identitaria ma al tempo stesso internazionale.

Dati sulla produzione: ettari vitati, volume, export e principali mercati

Il Friuli Venezia Giulia conta circa 20.000 ettari vitati, con una produzione che si attesta su oltre 1,2 milioni di ettolitri annui, in gran parte destinata a vini DOC e DOCG. I bianchi rappresentano oltre il 75% della produzione, confermando la vocazione regionale per questa tipologia.

L’export è uno dei pilastri dell’economia vitivinicola friulana, con una forte presenza sui mercati di:

  • Germania
  • Stati Uniti
  • Regno Unito
  • Canada e Giappone

I vini friulani sono particolarmente apprezzati per il loro profilo pulito, fresco, minerale e longevo, nonché per la capacità di esprimere il territorio in modo autentico e distintivo.

Storia della viticoltura friulana: dalle origini romane al Rinascimento enologico degli anni ’70

La tradizione vitivinicola friulana affonda le radici nell’epoca romana, come testimoniato da fonti storiche e reperti archeologici. Dopo un periodo di espansione medievale, la viticoltura della regione ha conosciuto una nuova fase di splendore nel corso del XX secolo.

Il vero Rinascimento enologico è avvenuto negli anni ’70, quando alcuni produttori friulani – ispirati anche dalla scuola enologica francese – hanno rivoluzionato la vinificazione dei bianchi, puntando su:

  • vinificazione in riduzione per preservare gli aromi primari
  • fermentazioni a bassa temperatura in acciaio
  • esaltazione del varietale e della pulizia gusto-olfattiva

Grazie a queste innovazioni, il Friuli è diventato un modello internazionale per la produzione di vini bianchi, a cui si è affiancata, negli ultimi decenni, una rinascita dei rossi autoctoni e dei bianchi macerati.

Le principali aree vinicole e le relative denominazioni

Il Friuli Venezia Giulia è suddiviso in diverse aree vinicole, ognuna con caratteristiche pedoclimatiche e culturali specifiche. Questo mosaico territoriale si riflette in una mappa di denominazioni DOC e DOCG che valorizzano tanto i vitigni autoctoni quanto quelli internazionali. Ogni zona ha un’identità ben precisa, legata al tipo di suolo, al clima, all’altitudine e alle tecniche produttive adottate. Conoscere queste aree significa comprendere a fondo la ricchezza e la complessità del vino friulano.

Collio DOC: viticoltura collinare, marne ponca e vini longevi

Il Collio (o Collio Goriziano) è una delle denominazioni più rinomate del Friuli e dell’intero panorama italiano. Situato lungo il confine con la Slovenia, è caratterizzato da colline dolci e ben esposte, con suoli composti da marne e arenarie stratificate chiamate ponca, che conferiscono grande mineralità ai vini.

I vini del Collio sono noti per:

  • longevità e struttura, anche nei bianchi
  • eleganza aromatica e complessità
  • eccellente capacità evolutiva in bottiglia

Le varietà più rappresentative includono Friulano, Ribolla Gialla, Sauvignon, Pinot Grigio e Chardonnay, spesso vinificate anche in stile macerato o con fermentazioni spontanee. Alcuni produttori praticano l’assemblaggio in stile bordolese dei bianchi (es. Collio Bianco), dando vita a blend di grande personalità.

Colli Orientali del Friuli DOC: biodiversità e produzione verticale

Situata a est di Udine, la DOC Colli Orientali del Friuli è una delle aree più vocate e diversificate della regione. Qui i vigneti si sviluppano su colline ben ventilate, con suoli simili a quelli del Collio ma con maggiore varietà morfologica.

Le caratteristiche principali della denominazione sono:

  • produzione tanto di bianchi quanto di rossi
  • presenza di vitigni autoctoni rari (Schioppettino, Pignolo, Tazzelenghe)
  • possibilità di invecchiamenti lunghi e stili verticali

La zona ospita anche la DOCG Ramandolo (passito da Verduzzo Friulano) e la DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit, vini dolci nobili da uve passite.

Friuli Isonzo DOC: vini strutturati su suoli ciottolosi e ventosi

La DOC Friuli Isonzo si estende a sud del Collio, in una fascia pianeggiante tra il fiume Isonzo e il confine sloveno. I suoli sono ghiaiosi, drenanti e ricchi di minerali, con un clima ventilato che favorisce la sanità delle uve e una maturazione uniforme.

I vini dell’Isonzo si distinguono per:

  • struttura e potenza, pur mantenendo freschezza
  • note fruttate ben definite e buona longevità
  • ottima espressività varietale per bianchi e rossi

Le varietà più coltivate sono Pinot Grigio, Chardonnay, Merlot e Cabernet, ma non mancano ottime interpretazioni di Friulano e Sauvignon.

Friuli Grave DOC: la zona più estesa, freschezza e produzione moderna

La Friuli Grave DOC è la denominazione più ampia della regione, estesa tra Pordenone e Udine su un territorio pianeggiante e alluvionale. I suoli ghiaiosi e ben drenanti danno il nome alla zona (“gravis” in latino) e sono ideali per una viticoltura efficiente e moderna.

Le caratteristiche dei vini Grave includono:

  • freschezza, immediatezza e profumi nitidi
  • ottimo rapporto qualità/prezzo
  • produzione a volumi importanti e costanti

È il cuore produttivo di Pinot Grigio e Merlot, ma anche di varietà aromatiche come Traminer e Müller-Thurgau.

Carso DOC: viticoltura su roccia e identità triestina

La Carso DOC (o Kras, nella denominazione bilingue) si sviluppa su un altopiano calcareo tra Trieste e la Slovenia. Qui i vigneti si adattano a condizioni estreme: suoli pietrosi, venti forti, scarsa disponibilità idrica. La viticoltura richiede interventi manuali e grande precisione.

Il Carso è celebre per:

  • Vitovska: bianco autoctono minerale e salino
  • Terrano: rosso energico, fresco e ricco di acidità
  • Malvasia Istriana: intensità aromatica e tensione gustativa

Molti produttori adottano vinificazioni naturali e macerazioni prolungate, rendendo questa zona un punto di riferimento per l’enologia artigianale e sperimentale.

Lison-Pramaggiore DOC: zona interregionale con radici comuni

La Lison-Pramaggiore DOC è una denominazione condivisa tra Friuli e Veneto, situata nella parte occidentale della regione. È famosa per la produzione del Lison DOCG (già Tocai Friulano), bianco secco elegante e floreale.

La zona si distingue per:

  • suoli argillosi e clima temperato
  • vini rotondi e profumati, sia bianchi che rossi
  • produzione a volumi importanti per il mercato nazionale ed estero

È un’area in evoluzione, con crescente attenzione alla qualità e alla valorizzazione del territorio.

Friuli Venezia Giulia DOC: flessibilità produttiva e identità unitaria

La DOC Friuli Venezia Giulia, istituita nel 2016, nasce con l’obiettivo di semplificare l’etichettatura e unificare l’identità produttiva regionale. Permette ai produttori di utilizzare un’unica denominazione per vini ottenuti anche in blend da uve coltivate in diverse zone del territorio regionale.

Le caratteristiche principali includono:

  • flessibilità nelle varietà e negli stili
  • presenza sul mercato come marchio territoriale forte
  • adatta a cantine orientate all’export

È particolarmente apprezzata per Pinot Grigio, Friulano, Sauvignon, Merlot e blend moderni, rappresentando un ponte tra tradizione e innovazione.

Vitigni autoctoni friulani: patrimonio da preservare

Il Friuli Venezia Giulia vanta un ricchissimo patrimonio ampelografico che comprende alcuni tra i vitigni autoctoni più rappresentativi d’Italia. Queste varietà, molte delle quali riscoperte e valorizzate negli ultimi decenni, sono oggi espressione dell’identità territoriale friulana e incarnano diversità, originalità e tipicità. Coltivati in purezza o in blend con varietà internazionali, danno vita a vini unici per profilo organolettico, capacità evolutiva e aderenza al terroir.

Friulano: ex Tocai, oggi bandiera del territorio

Il Friulano, un tempo noto come Tocai, è il vitigno simbolo del Friuli. Dopo la disputa legale con l’Ungheria, che ha portato alla ridenominazione del nome nel 2007, questo bianco ha saputo riappropriarsi della sua identità territoriale.

Caratteristiche:

  • profumi di mandorla, fiori bianchi e erbe aromatiche
  • palato fresco, morbido, con tipica nota amarognola finale
  • ottimo potenziale di abbinamento con prosciutto crudo di San Daniele, frico e piatti a base di pesce

Il Friulano è coltivato in tutte le principali DOC della regione, spesso in versioni di grande eleganza e longevità.

Ribolla Gialla: bianco teso e minerale, anche in versione spumante e macerata

La Ribolla Gialla è una delle varietà più antiche del Friuli e sta vivendo una seconda giovinezza grazie alla sua versatilità enologica. Si presta infatti a essere vinificata:

  • in bianco classico: fresca, agrumata, minerale
  • in spumante metodo classico o charmat: elegante, sapida, con ottima acidità
  • in versione macerata: con struttura, profondità e complessità aromatica

È protagonista soprattutto nel Collio e nei Colli Orientali, e spesso rappresenta l’anima più moderna e “orange” del Friuli.

Malvasia Istriana: profumi mediterranei, sapidità e freschezza

La Malvasia Istriana è una varietà storica presente soprattutto nella zona del Carso e dell’Isonzo. Non va confusa con altre Malvasie aromatiche: questa si distingue per uno stile più secco e minerale.

Note distintive:

  • profumi di erbe aromatiche, agrumi e fiori di campo
  • bocca salina, equilibrata, con buona tensione
  • ottima con crostacei, primi piatti estivi e cucina etnica

Vitovska: dal Carso, tra austerità e finezza

Vitigno autoctono tipico del Carso triestino e goriziano, la Vitovska è un bianco austero e minerale, spesso coltivato su suoli calcarei e vinificato con metodi naturali o macerati.

Caratteristiche principali:

  • aromi delicati di pietra focaia, agrumi, erbe officinali
  • palato teso, lungo, con spiccata impronta salina
  • interpreta alla perfezione la filosofia artigianale del vino del Carso

Refosco dal Peduncolo Rosso: tannino elegante, note erbacee e speziate

Il Refosco dal Peduncolo Rosso è tra i rossi più rappresentativi della regione. Si distingue dal Refosco comune per la presenza del peduncolo rosso dell’acino e per un profilo organolettico più fine ed equilibrato.

Note tipiche:

  • frutti di bosco, violetta, pepe nero, legno aromatico
  • tannino presente ma vellutato, buona acidità
  • ottimo potenziale di invecchiamento

Schioppettino: aromaticità e pepe nero naturale

Lo Schioppettino, chiamato anche Ribolla Nera, è un rosso profumato e speziato coltivato principalmente nei Colli Orientali. Dopo un periodo di quasi estinzione, è stato recuperato e oggi è sempre più apprezzato anche a livello internazionale.

Caratteristiche:

  • profumo intenso di frutti rossi, spezie e pepe nero (caratteristica naturale del vitigno)
  • freschezza marcata, tannino morbido, corpo medio
  • ideale con salumi, formaggi freschi, piatti etnici speziati

Pignolo: antica varietà di struttura e longevità

Il Pignolo è un rosso raro, strutturato e austero, capace di evolvere per decenni. Recuperato da pochi ettari nei Colli Orientali, è oggi una bandiera della viticoltura di qualità e del potenziale del Friuli per i rossi da invecchiamento.

Caratteristiche distintive:

  • tannino importante, corpo pieno, acidità ben integrata
  • note di mora, prugna, cacao, cuoio e spezie dolci
  • necessita di affinamento lungo in legno e bottiglia

Tazzelenghe: rusticità e carattere, da riscoprire

Il nome Tazzelenghe significa “taglia lingua”, a indicare la spigolosità e l’astringenza tipica del vino da giovane. Vitigno difficile ma affascinante, è oggi rivalutato da produttori coraggiosi che lo domano con vinificazioni accurate.

Note tipiche:

  • colore profondo, sentori di more, pepe nero, liquirizia
  • struttura imponente, tannini presenti ma raffinabili
  • richiede tempo e pazienza per dare il meglio

Evoluzioni in purezza e in blend con varietà internazionali

I vitigni autoctoni friulani vengono valorizzati sia in purezza, per esaltarne le caratteristiche distintive, sia in blend con varietà internazionali, in particolare Merlot, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon.

Questi assemblaggi, spesso regolati dai disciplinari delle DOC locali, permettono di creare:

  • vini complessi e strutturati, capaci di affrontare il mercato internazionale
  • tagli equilibrati che uniscono tipicità e accessibilità
  • etichette di grande espressività territoriale, soprattutto nelle zone del Collio, Colli Orientali e Isonzo

Il lavoro di selezione clonale, zonazione e sperimentazione enologica sta contribuendo a rafforzare la reputazione dei vitigni friulani come patrimonio da valorizzare e promuovere nel mondo.

Vitigni internazionali: adattamento ed eccellenza territoriale

Accanto alla straordinaria ricchezza di vitigni autoctoni, il Friuli Venezia Giulia ha saputo distinguersi anche per la capacità di adattamento e valorizzazione delle varietà internazionali. L’adozione di vitigni come Pinot Grigio, Sauvignon Blanc, Chardonnay, Merlot e Cabernet non ha significato omologazione, ma al contrario ha dato origine a interpretazioni territoriali originali, precise e spesso esemplari per l’intero panorama italiano. Grazie a tecniche agronomiche raffinate, microzonazioni e vinificazioni su misura, questi vitigni trovano nelle diverse aree friulane condizioni ideali per esprimere complessità, finezza e personalità.

Pinot Grigio: successo commerciale e ricerca qualitativa

Il Pinot Grigio è senza dubbio il vitigno internazionale più diffuso e commercializzato del Friuli Venezia Giulia. Molto apprezzato nei mercati esteri, ha spesso rappresentato l'immagine della regione a livello globale.

Negli ultimi anni, però, accanto alle versioni più semplici e fresche, si è affermata una nuova generazione di Pinot Grigio friulani di qualità superiore, ottenuti da basse rese, vigneti selezionati e vinificazioni attente.

Caratteristiche:

  • profumi di pera, mela, fiori bianchi e agrumi
  • freschezza, equilibrio, buona bevibilità
  • in alcune zone (Grave, Collio) si producono versioni complesse e adatte all’evoluzione

Sauvignon Blanc: interpretazioni varietali complesse e territoriali

Il Sauvignon Blanc ha trovato in Friuli un habitat ideale, soprattutto nelle zone collinari come Collio e Colli Orientali, dove altitudine, escursione termica e terreni minerali esaltano l’espressività del vitigno.

I Sauvignon friulani sono noti per:

  • profumi eleganti e stratificati: frutta tropicale, foglia di pomodoro, sambuco, pietra focaia
  • tensione minerale e ottimo bilanciamento tra freschezza e morbidezza
  • versioni importanti da lungo affinamento in acciaio o legno

Chardonnay: parte centrale del progetto di valorizzazione

Lo Chardonnay è diffuso in tutto il Friuli, ma dà il meglio di sé nelle aree fresche e ventilate, dove può sviluppare profumi fini e grande equilibrio. È usato sia per vini fermi di alta qualità che come base spumante in alcuni progetti legati al metodo classico.

In particolare:

  • nei Colli Orientali può esprimere struttura e rotondità, anche con affinamenti in barrique
  • nella zona Grave si presta a vinificazioni in acciaio più immediate
  • in Isonzo e Collio può essere vinificato con stile borgognone, con fermentazioni lente e sur lie

Rappresenta una colonna portante per molte aziende orientate alla qualità e all’export.

Merlot: storicizzazione e tipicizzazione in Friuli

Il Merlot è presente in Friuli da oltre un secolo ed è ormai considerato parte integrante della viticoltura regionale. Alcune delle versioni più longeve e complesse d’Italia provengono da questa regione, dove il vitigno ha trovato ambienti ideali per sviluppare equilibrio e profondità.

Note distintive del Merlot friulano:

  • frutti neri maturi, tabacco, cacao, cuoio
  • tannini morbidi e setosi, buona acidità
  • capacità di invecchiare 10–15 anni nelle versioni migliori

La zona della Grave produce Merlot più freschi e immediati, mentre nei Colli Orientali e nell'Isonzo si trovano le espressioni più complesse.

Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc: equilibrio e potenziale

Entrambe le varietà bordolesi sono coltivate con successo in Friuli, in particolare nelle zone più calde e ventilate. Il Cabernet Sauvignon offre vini strutturati, con tannini robusti e grande longevità, mentre il Cabernet Franc si distingue per maggiore freschezza, aromi erbacei e note speziate.

Queste uve sono spesso impiegate:

  • in tagli bordolesi con Merlot e autoctoni
  • in versioni monovitigno eleganti e riconoscibili
  • per esprimere il potenziale dei suoli ghiaiosi e drenanti della pianura friulana

Con l’evoluzione dei gusti e delle tecniche, anche i Cabernet friulani stanno trovando una precisa tipicità territoriale e crescente attenzione critica.

Tecniche di vinificazione e stili distintivi

Il Friuli Venezia Giulia si distingue nel panorama enologico internazionale per l’estrema varietà di stili produttivi e per una cultura della vinificazione che fonde rigore tecnico e sperimentazione artigianale. A seconda del vitigno, del territorio e della filosofia del produttore, si adottano tecniche diverse che danno origine a vini di grande personalità, capaci di soddisfare sia il pubblico tradizionale che quello più curioso ed evoluto. Dai bianchi in acciaio ai macerati in anfora, dagli spumanti metodo classico ai rossi da lungo affinamento, il Friuli è una regione che sorprende per la sua capacità di rinnovarsi pur restando profondamente legata alle proprie radici.

Vini bianchi in acciaio: precisione aromatica e freschezza

Una delle tecniche più diffuse in Friuli è la vinificazione in acciaio inox a temperatura controllata, particolarmente adatta ai vitigni bianchi. Questo metodo consente di preservare gli aromi primari dell’uva, mantenendo intatta la freschezza e la pulizia gustativa del vino.

Vitigni coinvolti:

  • Pinot Grigio
  • Friulano
  • Sauvignon Blanc
  • Chardonnay
  • Ribolla Gialla

I bianchi in acciaio del Friuli si distinguono per:

  • profumi netti e varietali
  • acidità vivace e ottimo bilanciamento
  • versatilità gastronomica e grande bevibilità

Bianchi in legno: profondità e struttura

Alcuni produttori scelgono di fermentare e affinare i bianchi in barrique, tonneaux o botti grandi, per donare maggiore struttura e complessità al vino, senza coprire l’identità del vitigno.

Le zone collinari (Collio, Colli Orientali) e i vitigni come Chardonnay, Sauvignon e Friulano si prestano particolarmente bene a questo stile.

Le caratteristiche dei bianchi affinati in legno includono:

  • note di frutta matura, spezie dolci, burro ed erbe aromatiche
  • maggiore profondità e capacità evolutiva
  • abbinamenti ideali con piatti strutturati o cucina internazionale

Orange wines: macerazioni lunghe, fermentazioni spontanee e anfore

Il Friuli è uno dei laboratori più importanti in Italia per i cosiddetti orange wines, bianchi vinificati con lunghe macerazioni sulle bucce, spesso con l’uso di lieviti indigeni, contenitori neutri (anfore, cemento) e interventi minimi.

I vitigni più utilizzati sono:

  • Ribolla Gialla
  • Vitovska
  • Malvasia Istriana
  • Friulano

Questi vini si distinguono per:

  • colore ambrato o dorato intenso
  • tannino presente (insolito per un bianco)
  • aromi complessi di frutta secca, tè nero, resina e spezie

La zona del Carso, il Collio e alcune micro-aree dei Colli Orientali sono i principali centri di produzione. I vini macerati sono molto apprezzati nel circuito dei vini naturali e artigianali.

Metodo classico e spumanti da Ribolla Gialla, Pinot Nero, Chardonnay

Negli ultimi anni il Friuli ha sviluppato una solida reputazione anche per i vini spumanti metodo classico, in particolare nella zona del Collio e della pianura orientale. Le uve più utilizzate sono:

  • Ribolla Gialla – freschezza e finezza
  • Chardonnay – struttura e cremosità
  • Pinot Nero – eleganza e profondità

Questi spumanti si distinguono per:

  • perlage fine e persistente
  • profumi di crosta di pane, fiori bianchi, agrumi
  • ottimo equilibrio tra acidità e corpo

Accanto al metodo classico, si producono anche spumanti metodo Martinotti (Charmat), più freschi e fruttati, ideali per il consumo quotidiano.

Vini rossi affinati in botti grandi, barrique e anfore

I rossi friulani, in particolare quelli da vitigni autoctoni come Refosco, Schioppettino, Pignolo, ma anche da Merlot e Cabernet, beneficiano di affinamenti mirati che ne esaltano le caratteristiche.

Le principali tecniche includono:

  • botti grandi di rovere: ideali per conservare freschezza e struttura
  • barrique: usate per conferire eleganza, morbidezza e complessità
  • anfore o cemento: per uno stile più naturale e territoriale

I risultati sono rossi di:

  • grande equilibrio tra tannini e acidità
  • note aromatiche intense e speziate
  • ottimo potenziale di invecchiamento, soprattutto nei vitigni più strutturati

In sintesi, la diversità degli stili e la maestria tecnica dei vignaioli friulani contribuiscono a rendere il panorama enologico regionale uno dei più stimolanti e poliedrici d’Europa.

Ribolla Gialla macerata e il movimento degli orange wines

Il Friuli Venezia Giulia è considerato una delle culle mondiali del movimento degli orange wines, grazie al ruolo centrale della Ribolla Gialla macerata e all’influenza di vignaioli pionieri che hanno reinterpretato la vinificazione dei bianchi riscoprendo antiche pratiche contadine. Questo approccio, oggi simbolo di autenticità e resistenza culturale, ha ridefinito l’estetica del vino bianco, rompendo con i canoni convenzionali legati a limpidezza e immediatezza aromatica. Oggi i vini macerati friulani sono apprezzati in tutto il mondo per la loro forza espressiva, il legame con il territorio e la profondità gustativa.

Origini contadine e ruolo delle bucce nei bianchi

La vinificazione in bianco con macerazione sulle bucce non è un'invenzione moderna, ma un recupero della tradizione contadina pre-industriale. In passato, i vignaioli non separavano immediatamente le bucce dal mosto, lasciando il contatto prolungato per motivi pratici (conservazione, stabilità, estrazione).

Nel caso della Ribolla Gialla, varietà a buccia spessa e acidità elevata, la macerazione:

  • apporta struttura, tannino e longevità
  • favorisce lo sviluppo di profumi complessi e profondi
  • genera colorazioni ambrate o aranciate dovute all’ossidazione naturale dei polifenoli

Questa tecnica è diventata negli anni un segno distintivo dell’identità friulana, in particolare nelle zone del Collio e del Carso.

Gravner, Radikon, Vodopivec: la rivoluzione silenziosa

Il movimento degli orange wines in Friuli deve molto al coraggio e alla visione di Josko Gravner, Stanko Radikon e Matej e Paolo Vodopivec. Questi produttori, a partire dagli anni '90, hanno abbandonato le tecniche convenzionali per recuperare un approccio ancestrale alla vinificazione.

Caratteristiche comuni del loro lavoro:

  • macerazioni sulle bucce dai 30 ai 180 giorni
  • fermentazioni spontanee senza lieviti selezionati
  • niente filtrazioni né chiarifiche
  • uso di anfore georgiane (qvevri) o tini di legno

La loro “rivoluzione silenziosa” ha generato un nuovo linguaggio enologico, ispirando produttori in tutta Italia e nel mondo, e ha fatto del Collio un punto di riferimento internazionale per i vini naturali e artigianali.

Tecniche enologiche: contatto prolungato, no filtrazioni, lieviti indigeni

La vinificazione dei vini macerati si basa su pratiche a basso intervento, che puntano a rispettare la materia prima e il ciclo naturale del vino. Le principali tecniche prevedono:

  • macerazione prolungata sulle bucce anche per i bianchi (da giorni a mesi)
  • fermentazioni spontanee con lieviti indigeni
  • assenza di filtrazioni e chiarifiche
  • contenitori neutri come anfore, cemento o botti grandi
  • uso minimo o nullo di solforosa

Il risultato è un vino che sfida le categorie tradizionali, più vicino per struttura e presenza a un rosso che a un bianco convenzionale, e che riflette in modo radicale il concetto di terroir.

Profilo organolettico e tenuta nel tempo

I vini macerati da Ribolla Gialla sono noti per un profilo sensoriale complesso, profondo e spesso divisivo. Le caratteristiche più ricorrenti includono:

  • colorazione ambrata, a volte torbida
  • naso evoluto: scorza d’arancia, tè nero, albicocca secca, miele, resina
  • bocca tannica, salina, persistente, spesso con note di spezie e fumo

Questi vini presentano un'eccezionale capacità di invecchiamento, evolvendo positivamente anche dopo 10–15 anni, grazie alla struttura fenolica acquisita in macerazione.

Percezione internazionale e diffusione nel mondo

Il successo degli orange wines ha superato i confini del Friuli, trovando consensi in Europa, Stati Uniti, Giappone e Australia. Sommelier, critici e wine lovers apprezzano la loro originalità, autenticità e forza identitaria.

Il movimento ha inoltre ispirato produttori in Georgia, Slovenia, Austria, Francia e persino in California, dando origine a una vera e propria comunità globale di appassionati e vignaioli artigianali.

Oggi la Ribolla Gialla macerata è considerata un simbolo dell’avanguardia enologica friulana e del ritorno a una viticoltura più naturale, espressiva e sostenibile.

Viticoltura sostenibile e approccio naturale

Il Friuli Venezia Giulia si distingue non solo per la qualità dei suoi vini, ma anche per l’impegno crescente verso una viticoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Negli ultimi anni, numerosi produttori hanno adottato pratiche biologiche, biodinamiche e a basso impatto sia in vigna che in cantina, contribuendo a rafforzare l’identità territoriale attraverso un approccio più etico e consapevole. La regione è oggi un esempio di equilibrio tra innovazione tecnica e ritorno a metodi naturali, con un’attenzione particolare alla salute del suolo, alla biodiversità e alla longevità del vigneto.

Diffusione del biologico e del biodinamico

Il numero di aziende vitivinicole friulane certificate biologiche o in conversione è in costante crescita. Questa scelta risponde sia a una domanda di mercato più attenta all’ambiente, sia a una visione agricola più olistica e rigenerativa.

In particolare:

  • molti produttori adottano i principi della biodinamica (uso di preparati, rispetto dei cicli lunari, esclusione della chimica di sintesi)
  • la certificazione Demeter o biologica UE è sempre più diffusa
  • anche cantine storiche e cooperative stanno intraprendendo percorsi di sostenibilità certificata

Gestione del suolo, inerbimenti, sovescio

La salute del suolo è uno degli aspetti centrali della viticoltura sostenibile. In Friuli, molte aziende adottano pratiche agronomiche come:

  • inerbimento controllato: per proteggere i suoli dall’erosione e favorire la biodiversità
  • sovescio: semina e interramento di leguminose per arricchire il terreno di azoto e materia organica
  • lavorazioni minime e uso di compost o ammendanti naturali

Queste tecniche permettono di migliorare la struttura del suolo, trattenere l’umidità, limitare gli stress idrici e sostenere la vita microbica, essenziale per la nutrizione della vite.

Riduzione degli input chimici e vinificazioni a basso intervento

L’adozione di un approccio sostenibile si traduce anche in una riduzione drastica dell’uso di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici. In cantina, questo si riflette nella scelta di:

  • lieviti indigeni per la fermentazione
  • assenza di chiarifiche e filtrazioni aggressive
  • solforosa minima o talvolta assente

Molti vignaioli adottano pratiche da “vino naturale”, preferendo contenitori neutri come cemento, acciaio o anfore, e lasciando che il vino segua la propria evoluzione spontanea.

Progetti di zonazione, selezione massale, cloni autoctoni

Per rafforzare il legame tra vitigno e territorio, diverse cantine hanno avviato progetti di zonazione e selezione massale, con l’obiettivo di recuperare materiale genetico autoctono e migliorare l’adattamento delle viti ai microclimi locali.

Attività rilevanti in corso:

  • recupero di cloni antichi di Friulano, Ribolla, Refosco, Pignolo
  • impianti sperimentali in collaborazione con enti pubblici
  • valutazione della risposta dei cloni alle nuove sfide climatiche

Questi progetti contribuiscono alla conservazione della biodiversità genetica regionale e alla valorizzazione delle specificità di ogni sottozona.

Innovazione agronomica e ricerca (ERSA, consorzi, università)

Il Friuli Venezia Giulia vanta una rete attiva di istituzioni tecniche e scientifiche che supportano i produttori nella transizione ecologica e nell’innovazione enologica. Tra i principali attori:

  • ERSA (Agenzia regionale per lo sviluppo rurale): sperimentazione su varietà, portainnesti, gestione integrata
  • Università di Udine: ricerca su microbiologia, genetica, resistenza varietale
  • Consorzi di tutela: promozione della sostenibilità, disciplinari sempre più attenti all’ambiente

Grazie a questi strumenti, la viticoltura friulana si pone oggi come modello di equilibrio tra tradizione, tecnologia e sostenibilità, con un impatto positivo sul paesaggio, sull’identità territoriale e sulla qualità finale dei vini.

I protagonisti del vino friulano

Il panorama vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia è popolato da figure iconiche, famiglie storiche e nuove generazioni di produttori che hanno contribuito a definire — e continuano a ridefinire — lo stile, la qualità e la reputazione dei vini friulani nel mondo. Dai pionieri del vino bianco moderno ai maestri degli orange wines, passando per cantine d’autore e cooperative virtuose, il tessuto produttivo della regione è estremamente vario e dinamico. In questo contesto, la coesistenza di tradizione, innovazione e approccio artigianale rappresenta uno dei maggiori punti di forza dell’identità enologica friulana.

Nomi storici: Livio Felluga, Jermann, Ronco delle Betulle, Ronchi di Cialla

Alcune cantine hanno scritto la storia del vino friulano nel secondo Novecento, contribuendo in modo decisivo al suo riconoscimento internazionale:

  • Livio Felluga: considerato il “patriarca” della viticoltura friulana moderna, ha valorizzato il Collio e introdotto un approccio qualitativo pionieristico fin dagli anni ’50. I suoi bianchi, in particolare il Friulano e il Terre Alte, sono tra i più celebrati d’Italia.
  • Jermann: cantina simbolo dell’innovazione stilistica, ha rivoluzionato il concetto di vino bianco italiano con il celebre Vintage Tunina, un blend di varietà autoctone e internazionali di grande raffinatezza.
  • Ronco delle Betulle: realtà familiare dei Colli Orientali nota per la sua fedeltà al territorio, per l’utilizzo di metodi sostenibili e per l’espressività dei suoi vini da varietà locali.
  • Ronchi di Cialla: cantina simbolo della riscoperta dei vitigni autoctoni come Schioppettino, Refosco e Pignolo, e della vinificazione tradizionale con grande attenzione alla longevità.

Cantine d’autore: Miani, Borgo del Tiglio, Edi Keber

Il Friuli è anche terra di cantine d’autore, spesso a conduzione familiare, che producono vini in piccole quantità e di altissimo profilo qualitativo:

  • Miani: guidata da Enzo Pontoni, è una delle realtà più esclusive dei Colli Orientali, celebre per la concentrazione, l’eleganza e la precisione maniacale delle sue microvinificazioni da Chardonnay, Merlot e Friulano.
  • Borgo del Tiglio: cantina del Collio che ha segnato una svolta nello stile dei bianchi friulani, puntando su fermentazioni in legno, equilibrio e profondità. I suoi Sauvignon e Chardonnay sono considerati tra i migliori d’Italia.
  • Edi Keber: produttore del Collio impegnato nella valorizzazione dei blend territoriali (Ribolla, Malvasia, Friulano) vinificati in modo tradizionale e rappresentativi dell’identità locale.

Orange wine e naturali: Gravner, Radikon, Skerk, Zidarich

Il Friuli è uno degli epicentri mondiali del movimento dei vini naturali e macerati. Alcuni nomi hanno fatto scuola e continuano a influenzare una nuova generazione di vignaioli:

  • Josko Gravner: pioniere dell’uso delle anfore georgiane, ha portato la Ribolla Gialla a una dimensione filosofica ed espressiva unica nel suo genere.
  • Stanko e Saša Radikon: hanno radicalizzato l’approccio ai macerati con lunghissime fermentazioni sulle bucce, totale assenza di solfiti e attenzione maniacale alla naturalità.
  • Sandi Skerk e Benjamin Zidarich: produttori del Carso che hanno contribuito a rendere celebri Vitovska, Malvasia e Terrano vinificati con macerazioni lunghe e fermentazioni spontanee.

Queste cantine hanno ispirato un movimento globale che oggi include centinaia di produttori artigianali in tutto il mondo.

Cooperative virtuose e nuova generazione di vignaioli indipendenti

Oltre alle cantine di prestigio, il Friuli può contare su cooperative che coniugano volumi importanti e qualità crescente, come:

  • Viticoltori Friulani La Delizia
  • Blason
  • Ermacora (semi-cooperativa a gestione familiare)

In parallelo, si sta affermando una nuova generazione di vignaioli indipendenti che investe in sostenibilità, varietà autoctone, piccoli appezzamenti e tecniche naturali. Molti di loro fanno parte della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) e portano avanti progetti di forte legame col territorio.

Eccellenze emergenti e progetti sostenibili

Tra le realtà più promettenti e innovative del panorama friulano si segnalano:

  • Vignai da Duline: cantina biologica dei Colli Orientali, nota per i suoi vini eleganti, longevi e profondamente territoriali.
  • Tenuta Borgo Conventi: azienda moderna del Collio, impegnata nella valorizzazione di vitigni autoctoni con tecnologie sostenibili.
  • Vignaioli Specogna: interpreti moderni del Friulano e del Sauvignon, attivi anche nella sperimentazione di vini senza solfiti.
  • La Castellada: produttrice di bianchi complessi e longevi, spesso affinati in legno, molto apprezzata nel circuito degli appassionati.

Questi produttori, insieme a molti altri, confermano che il Friuli è una regione enologicamente viva, in evoluzione, e sempre più al centro dell’interesse internazionale.

Degustare e abbinare i vini friulani

Degustare un vino friulano significa entrare in contatto con un territorio sfaccettato, ricco di storia, microclimi e tradizioni culturali. Ogni stile — dai bianchi cristallini ai rossi eleganti, dai macerati profondi agli spumanti — racconta una sfumatura diversa della regione, rendendo l’abbinamento gastronomico un viaggio sensoriale a tutto tondo. In questa sezione esploriamo come interpretare al meglio i vini friulani in degustazione e come abbinarli a piatti tipici e preparazioni contemporanee.

Bianchi: guida alla degustazione, aromi, struttura, evoluzione

I bianchi del Friuli Venezia Giulia sono celebri per la loro precisione aromatica, freschezza e capacità evolutiva. In fase di degustazione, è importante:

  • servirli a una temperatura di 8–12°C a seconda della struttura
  • utilizzare calici a tulipano medio o ampio per favorire l’ossigenazione
  • valutare la brillantezza, l’intensità olfattiva e la coerenza gusto-olfattiva

Caratteristiche frequenti nei bianchi friulani:

  • note floreali (acacia, fiori bianchi)
  • frutta a polpa bianca o gialla (pera, mela, pesca)
  • mineralità e sapidità tipiche dei suoli ghiaiosi o marnosi
  • in alcuni casi, note di lievito e vaniglia dovute all’affinamento in legno

Con l’invecchiamento, i bianchi più strutturati evolvono verso sentori di miele, pietra focaia, spezie dolci e frutta secca.

Rossi: intensità controllata, freschezza, eleganza

I rossi friulani — in particolare quelli da Refosco, Merlot, Schioppettino e Pignolo — si distinguono per finezza aromatica, equilibrio tannico e tensione acida. Al palato non sono mai eccessivi, ma sempre misurati e armonici.

Per una degustazione ottimale:

  • temperatura di servizio tra 16 e 18°C
  • decantazione consigliata per i rossi da invecchiamento
  • calici ampi per favorire lo sviluppo aromatico

Note ricorrenti:

  • frutti rossi e neri maturi
  • spezie (pepe, noce moscata), cuoio, erbe balsamiche
  • freschezza e salinità che li rendono molto gastronomici

Orange: temperatura, decantazione, abbinamenti complessi

I vini macerati — in particolare da Ribolla Gialla, Vitovska, Malvasia — richiedono un approccio diverso. Sono vini intensi, strutturati, spesso tannici, e si prestano a esperienze gastronomiche complesse.

Consigli per la degustazione:

  • servirli a 14–16°C, come i rossi leggeri
  • decantare per 30–60 minuti per ossigenare i profumi
  • preferire calici ampi, da Borgogna

Abbinamenti consigliati:

  • cucina orientale (thai, indiana)
  • piatti speziati, fermentati o affumicati
  • formaggi stagionati, foie gras, carni bianche complesse

Piatti tipici: frico, brovada, jota, pesce dell’Adriatico, formaggi d’alpeggio

La cucina friulana è rustica, montana e costiera al tempo stesso. I vini della regione si abbinano perfettamente ai suoi sapori intensi, genuini e territoriali:

  • Frico (piatto di formaggio fuso e patate): con Friulano o Ribolla Gialla
  • Brovada e muset: con rossi leggeri come Refosco o Schioppettino
  • Jota (zuppa di crauti, fagioli e patate): con Merlot o Cabernet Franc
  • Pesce dell’Adriatico: con bianchi freschi come Sauvignon, Pinot Grigio
  • Formaggi d’alpeggio: con bianchi strutturati o rossi evoluti

Esperienza gastronomica tra vini, territorio e cultura locale

Degustare i vini friulani non significa solo bere: è un atto culturale, un’esperienza che unisce paesaggio, sapori, tradizione e identità. Le cantine offrono spesso degustazioni guidate, percorsi sensoriali, abbinamenti con prodotti locali e narrazioni coinvolgenti.

L’esperienza ideale:

  • iniziare con spumanti da Ribolla o Chardonnay
  • passare ai bianchi giovani, poi a quelli affinati
  • proseguire con macerati e rossi autoctoni
  • concludere con passiti da Verduzzo o Picolit

Ogni calice diventa così una chiave per entrare in contatto profondo con la cultura friulana e la sua straordinaria ricchezza enogastronomica.

Enoturismo ed esperienze tra vigne e colline

Il Friuli Venezia Giulia è una meta d’eccellenza per l’enoturismo, capace di unire panorami mozzafiato, accoglienza autentica e una proposta enogastronomica di alto livello. Visitare le sue cantine significa entrare in contatto diretto con la cultura locale, con la passione dei produttori e con una regione che fa dell’identità transfrontaliera un punto di forza. Dai filari del Collio alle rocce del Carso, dai Colli Orientali alle pianure dell’Isonzo, ogni zona offre esperienze immersive tra vino, territorio e tradizione.

Le Strade del Vino e Sapori: itinerari da Collio al Carso

Le Strade del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia rappresentano una rete di itinerari tematici che collegano cantine, ristoranti tipici, agriturismi e produttori locali.

Le principali rotte includono:

  • Strada del Vino e dei Sapori del Collio: tra Gorizia, Cormòns e il confine sloveno, tra Ribolla, Friulano e panorami collinari unici
  • Strada del Vino dei Colli Orientali: da Prepotto a Buttrio, tra vitigni autoctoni, borghi e castelli
  • Strada del Vino del Carso: per scoprire la Vitovska, le cantine ipogee scavate nella roccia e la cucina mitteleuropea

Ogni percorso è arricchito da punti di interesse culturale, musei del vino, siti archeologici e parchi naturali, rendendo l’esperienza turistica completa e multidimensionale.

Cantine visitabili, degustazioni guidate e percorsi sensoriali

Numerose cantine friulane accolgono i visitatori con tour guidati, degustazioni professionali e attività esperienziali:

  • passeggiate tra i filari con racconti agronomici e storici
  • visite in bottaia per scoprire le tecniche di affinamento
  • degustazioni sensoriali a tema (verticali, orizzontali, con abbinamenti)
  • laboratori di cucina locale e abbinamento cibo-vino

Alcune cantine offrono anche ospitalità rurale in agriturismo o wine resort, permettendo di vivere un’esperienza immersiva a stretto contatto con la natura e i ritmi del vigneto.

Eventi e festival: Fiera dei Vini di Buttrio, Vini di Vignaioli, Cantine Aperte

Il calendario enoturistico friulano è ricco di eventi dedicati al vino e alla cultura locale, capaci di attrarre appassionati da tutta Italia e oltre:

  • Fiera Regionale dei Vini di Buttrio: la più antica fiera enologica d’Italia, con banchi d’assaggio, laboratori e degustazioni tematiche
  • Vini di Vignaioli: evento dedicato ai produttori naturali, artigianali e biodinamici del Friuli e d’Europa
  • Cantine Aperte: l’evento nazionale che apre le porte di centinaia di cantine con visite, assaggi e attività per tutte le età

Molti eventi sono ospitati in location storiche, ville venete, castelli o borghi medievali, aggiungendo valore culturale all’esperienza enologica.

Il vino come vettore culturale e identitario di un territorio di confine

Il vino friulano è molto più di un prodotto agricolo: è un simbolo di identità, memoria e dialogo tra culture. In una regione di confine, storicamente contesa e attraversata da lingue diverse, il vino ha rappresentato — e rappresenta ancora oggi — uno strumento di coesione e narrazione collettiva.

Attraverso le sue varietà autoctone, i blend transfrontalieri e le tradizioni produttive, il vino racconta:

  • la contaminazione tra cultura italiana, slovena, austriaca e mitteleuropea
  • la resilienza di un popolo che ha saputo preservare la sua terra e la sua agricoltura
  • la ricerca di autenticità in un mondo globalizzato

Partecipare a un evento, visitare una cantina o semplicemente condividere un bicchiere significa, in Friuli, vivere un’esperienza che va oltre il gusto, e che abbraccia la storia, la geografia e l’anima del territorio.

Conclusione

Il Friuli Venezia Giulia si conferma una regione vitivinicola d’avanguardia, capace di tenere insieme con maestria tradizione e sperimentazione. In un contesto geografico unico, dove le Alpi si incontrano con l’Adriatico e le influenze culturali si intrecciano tra Italia, Slovenia e Austria, il vino diventa espressione autentica di un’identità forte e dinamica.

Grazie a un patrimonio straordinario di vitigni autoctoni, varietà internazionali reinterpretate con stile, zone vocate e produttori visionari, il Friuli riesce ad attrarre appassionati, sommelier e critici da tutto il mondo. Dai bianchi raffinati ai rossi eleganti, dai macerati ancestrali agli spumanti di altitudine, ogni vino racconta una storia di territorio, di famiglia, di ricerca e di rispetto per la natura.

Questa guida vuole essere un invito alla scoperta consapevole dei vini friulani, da degustare con curiosità e apertura, ma anche con attenzione alla cultura e ai valori che li animano. Visitare le cantine, camminare tra le vigne, assaporare i prodotti locali e dialogare con i produttori significa entrare in un mondo dove il vino non è solo una bevanda, ma una narrazione viva di storia, innovazione e passione contadina.

Vini Friulani

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